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Sorge fra Siracusa e il Capo
Passero, su di un colle che si erge in bella posizione a 80
metri sul livello del mare, a circa 10 chilometri dalla costa,
bagnata dallo Ionio. I testi antichi la ricordano come Netum
o Neetum, ovvero come Noto antica, ben distinta dalla
Noto attuale ricostruita ex novo a circa 10 Km di distanza, sul
declivio del Colle Meti, dopo il violento terremoto del 1693,
che la rase al suolo. Della città antica rimangono soltanto un
tratto delle mura orientali in pietre riquadrate, in gran parte
ancora esistenti, i resti dell'antica Porta di terra,
un'iscrizione greca del ginnasio dei tempi di Gerone, i ruderi
del castello e alcuni frammenti architettonici conservati
nell'Eremo della Madonna della Provvidenza. Tutto ciò attesta
ancora oggi la vetustà di Noto Vetere, la Neeturn
degli storici classici e degli archeologi. La città antica
sorgeva sull'Alveria, un'altura pianeggiante abitata fin dalla
preistoria, bagnata dai fiumi Asinaro e Salitello. Le sue
contrade si estendevano da monte fino al mare. Per antichissima
tradizione e secondo l'interpretazione d'un passo di Diodoro
Siculo (XI, 88), ritenuto dallo stesso Holm non inaccettabile,
nicht unpassende, era la Neas (Neas) fondata da Ducezio,
re dei Siculi, nel 448 a.C. Narra infatti la storia, che si
confonde con la leggenda, che Ducezio, per premunire la sua
città natale contro le incursioni dei Greci, la trasferì dalle
colline della Mendola al monte Alveria, più difendibile sia
perché circondato da profondi balzi, sia perché pensò di munirla
di una cinta muraria.Se non si facesse riferimento ai reperti
archeologici risalenti al IX e VIII secolo a.C., oltre a quella
di Diodoro, non esiste, nelle antiche descrizioni di città,
altra menzione diretta della nascita della Noto originaria e del
popolamento del suo territorio.
Si sa tuttavia che in seguito fu
soggetta alla potente Siracusa. Infatti, nel trattato concluso
nel 263 a. C. fra i Romani e Gerone, re di Siracusa, Neetum era
fra le città lasciate sotto la signoria di quel monarca (Diod.,
Exc. H., XXIII, p. 502). Ai tempi di Cicerone, Netum godeva dei
diritti di una foederata civitas, ossia di una città
federata romana, alla pari di Messana e Tauromenium (oggi
Messina e Taormina); mentre ai tempi di Plinio, conservava
sempre il grado di città latina (civitas latinae conditionis),
favore di cui non fruivano allora che tre città della Sicilia (Cic.,
Verr.., IV, 26, v, 22, 51; PLIN., III, 8, s. 14). Tolomeo è
l'ultimo scrittore antico che faccia menzione di Netum, la quale
fu la sola città che seppe opporre resistenza alle vessazioni e
depredazioni di Verre. Occupata dai Saraceni, diede il nome ad
una delle tre grandi divisioni amministrative in cui ripartirono
la Sicilia, la famosa Val di Noto. Fu città ben munita, sotto il
profilo difensivo, tanto che Ruggero il Normanno, dopo avere
sottomesso gran parte dell'isola, la occupò per spontanea
dedizione, e non per espugnazione. Dopo Ruggero fu signore di
Noto suo figlio Giordano. Nei primi anni del secolo XIV, a causa
di un tradimento venne in mano a Carlo d'Angiò. Sotto re Alfonso
fu proprietà del fratello Pietro, il quale costruì la torre
maggiore detta volgarmente maestra. Questa torre, distrutta nel
1693 dal terribile terremoto, fu riedificata nel 1703 in un
luogo più prossimo al mare e distante circa 7 chilometri da Noto
antica.
Per saperne di più:
Noto Marina -
Gemma Barocca -
Comune di Noto
...Nota e dati tratti dal
web
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