La gente calabrese, popolo di cultura tri-millenaria

Case in Calabria

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lavori artistici in Calabria, Lavorati a mano.

Natuzza Evolo

Madonna dello Scoglio

 
Gente di Calabria

Il susseguirsi di dominazioni diverse nel corso della storia ha lasciato il segno in questa regione. Tra i boschi della Sila Greca, nell'Aspromonte, lungo la costa jonica e sulle pendici della costiera tirrenica risiedono tuttora comunità di origine greca, albanese e addirittura  piemontese. Sono isole linguistiche dal fascino antico e perfettamente integrate, dove si mantengono vivi stili di vita e tradizioni del passato. E' in queste zone che di tanta ricchezza culturale e spirituale che le vestigia di un mondo passato non sono state perse. 

Gente d'Aspromonte, grecofoni.
Dalla costa Jonica, risalendo il corso della fiumara Melito, fino ad avventurarsi nell'impenetrabile Aspromonte, si scopre, il mondo arcaico delle comunità grecofona, i discendenti diretti dei greci. Bova, Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Roghudi sono borghi di montagna in cui si parla un incomprensibile dialetto neo-greco e si mantengono vive le tradizioni di una civiltà antichissima. Bova, in particolare, sospesa a oltre 900 metri d'altitudine, dominata dai ruderi del castello normanno e promotrice di iniziative per la tutela della lingua antica, è considerata il centro della grecità in Calabria. La lingua parlata da queste minoranze, è una forma di neo-greco che malgrado il suo autonomo svolgersi, risulta straordinariamente vicina alla comune  lingua neo-greca contemporanea. Grande è stato lo stupore di quei soldati italo-grecanici, durante la seconda guerra mondiale, di sentirsi in Grecia "a casa sua" e dei greci di trovare soldati italiani dalle stesse caratteristiche somatiche, che portavano lo stesso cognome e parlavano la stessa lingua. Tra le aree grecaniche, isolata, Bivongi nella vallata dello Stilaro, ospita nel monastero bizantino di San Giovanni Therestìs, monaci  di fede greco-ortodossa, i cui predecessori furono i bizantini del V-X d.C.. In una tra le zone più selvagge dell'Aspromonte, si trova Roghudi Vecchia, con le artistiche case in pietra addossate a uno sperone roccioso, è ormai quasi un borgo-fantasma, ma famosissimo per la sua magica atmosfera fuori dal tempo. Scorci da presepe anche a Gallicianò, sopra Condofuri, noto come il paese "più greco d'Italia", dove le vie sono intitolate a Zeus e a Fidia. Sempre a Gallicianò sopravvive una minuscola comunità di lingua grecofona che perpetua l'antica tradizione del baratto. Visita www.grecanica.it   http://www.roccopapaleo.com/index.php/pictures/area-grecanica/

Magna Grecia a Locri, Monasterace, Crotone, Reggio, Sibari
Pur non rientrando in alcuna delle cosiddette comunità linguistiche elleniche, ovvero tra i comuni di Bova, Bova Marina, Condofuri, Roccaforte del Greco e Roghudi, la gente di Reggio, Locri, Monasterace, Crotone e Sibari, si sentono "magnogreci" fino al midollo. Sono gli artefici di un'intelligente opera di riscoperta della raffinata cultura ellenistica. In fondo, si deve a quei coloni greci del V sec. a.C. la fondazione delle città di Reggio, Locri, Kaulon-Monasterace, Crotone, Sibari. Se i gregofoni sopravvivono in un mondo arcaico, i discendenti di Pitagora e Milone hanno invece scelto di rivalutare in chiave moderna il loro passato. In tutta la Calabria Jonica, oggi si celebrano manifestazioni di tradizione "Magnogreca", particolarmente attive sono le locali Pro Loco e le amministrazioni comunali. In alcuni ristoranti, è in atto un recupero di ricette che derivano dalle sontuose libagioni del passato; mentre gli artigiani ceramisti riscoprono tecniche di lavorazione dimenticate e gli orafi locali si ispirano alla gioielleria dell'antichità. Visita www.kaulon.it/kaul.htm

Gli albanesi in Sila
S. Giorgio Albanese, S. Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese: la toponomastica non lascia ombra di dubbio, siamo nel cuore della Sila, dove cinque secoli fa si stabilì un folto gruppo di profughi albanesi al seguito dell'eroe nazionale Skanderberg. Nei centri attorno ad Acri, dove persino la segnaletica stradale è in arberesh, si sono mantenuti lingua, usi, costumi e tradizioni della madre-patria. Se si visita Lungro in un giorno di festa, non ci si sorprenda quindi di assistere a una funzione di rito greco-bizantino, magari officiata dall'Eparca, nella splendida cattedrale greca di S. Nicola di Mira, dall'interno in arte bizantina con tanto di mosaico nell'abside. Tocchi di arte orientali anche a S. Basile, da raggiungere per visitare la chiesa del monastero basiliano di S. Maria Odigitria, tra i pochissimi insieme a San Giovanni Therestìs a Bivongi, di rito greco-ortodosso in Italia. E a San Demetrio di Corone, che contende a Lungro il titolo di piccola capitale della comunità arberesh calabra. Oltre che nelle feste e nelle ricorrenze tipiche, la cultura albanese si esprime nell'artigianato, e in particolare nella tessitura, che ripropone in tappeti e arazzi motivi ornamentali che rievocano la diaspora albanese.

La comunità occitana
Tra le popolazioni che cercarono rifugio in Calabria nel corso dei secoli c'è anche una colonia valdese profuga dal Piemonte al tempo dell'Inquisizione. I loro discendenti abitano ancora Guardia Piemontese, un borgo montano tra Cetraro e Fuscaldo, che presenta ancora l'impianto medievale, con mura di cinta, case in pietra e vicoli a gradinate. La popolazione conserva la parlata occitanica delle vallate d'origine e i ricchi costumi femminili che vengono ancora indossati nelle feste. Si entra in paese dall'inquietante Porta della Strage, che ricorda la persecuzione, ordinata dal cardinale Ghislieri, futuro Pio V, nel 1560, di cui i valdesi furono vittime anche in Calabria.

Gente spirituale e religiosa di Calabria: La ricchezza spirituale e religiosa accomuna la gente di Calabria, dove particolarmente vivo è il culto basiliano della Madonna: La Madonna di Capocolonna, quella di Romania a Tropea, quella greca di Isola Capo Rizzuto, dei poveri di Seminara, della Cappella a San Lorenzo, di Costantinopoli a Papasidero, dell'Itria a Gerace e Polistena, di Polsi, della Lettera a Palmi, ecc. Poi ci sono i Santi: Antonio abate, Basilio, Biagio, Caterina vergine e martire, Cosma e Damiano, Demetrio, Ilarione, Giorgio, Giovanni mietitore, Gregorio taumaturgo, Nicola da Mira, Onofrio, Procopio, Teodoro. Tutti di richiamo al mondo italo-greco e orientale, dalla cui spiritualità provengono e talvolta celebrati in vere e proprie Cattedrali, come in  San Giovanni Therestìs a Bivongi, Santa Maria di Tridetti a Staiti, San Marco a Rossano.

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