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S.
Giovanni Therestìs nacque nel 995, in un momento particolarmente drammatico
per la Calabria e, soprattutto per la zona di Stilo, dove vivevano i genitori del Santo. Gli arabi di Sicilia, infatti, in una delle loro improvvise
incursioni si spinsero fino a Stilo, catturarono, fra gli altri, i genitori di
Giovanni e ne uccisero il padre, che era un arconte di Cursano (nel territorio
di Stilo). La madre venne portata con la forza a Palermo, dove fu destinata ad
arricchire l’harem di un capo arabo. La donna, al momento della cattura e
dell’uccisione del marito, era incinta e, a Palermo, nella casa di un capo
maomettano, diede alla luce Giovanni. Il bambino crebbe, così, fra persone che
adoravano Maometto. Quando Giovanni compì diciotto anni, la madre pensò che
fosse arrivato il momento per spiegargli tutta la situazione e per farlo
tornare in patria, a Stilo, dove c’era il palazzo di famiglia che conteneva
un tesoro. La donna raccomandò al figlio di farsi battezzare appena arrivato
in Calabria.
Una volta a Stilo, Giovanni si recò dal vescovo e, raccontata la sua vicenda,
chiese di essere battezzato. Il vescovo, non pienamente convinto, decise di
metterlo alla prova. Fece bollire una caldaia d’olio e poi disse a Giovanni
che se voleva il battesimo doveva meritarselo, gettandosi nella caldaia. Di
fronte alla prontezza del Santo ad eseguire quanto gli veniva richiesto, il
vescovo si convinse della sua risolutezza e lo battezzò.
Desideroso di vita solitaria e penitente, il Santo si recò in un monastero,
nei pressi di Stilo, dove vivevano alcuni santi monaci, con a capo Ambrogio e
Nicola. Dopo molto tempo, Giovanni si ricordò del tesoro di famiglia a cui la
madre aveva accennato prima di farlo partire per la Calabria. Trovatolo, il
Santo distribuì tutto ai poveri, secondo la regola monastica.
Il miracolo più famoso Giovanni lo compì presso Robiano (Monasterace), dove
abitava un benefattore del monastero. Giovanni si recò a fargli visita
portando con sé del vino e del pane. Durante il tragitto due mietitori presero
a canzonarlo. Giovanni si fermò e offrì loro pane e vino. Essi accettarono e
presero a mangiare, ma la quantità degli alimenti non diminuì. Mentre il
Santo era in ginocchio per ringraziare Dio, scoppio un violento temporale. I
mietitori trovarono riparo sotto gli alberi. Quando il Santo si alzò dal suo
raccoglimento, tutto il grano era mietuto e già raccolto in covoni. Stupito
egli stesso dello straordinario fenomeno, Giovanni decise di sparire tornando
al monastero da cui era partito. I mietitori, vedendo il lavoro già terminato,
andarono dal padrone a chiedere i soldi. Ma quest’ultimo volle accertarsi
dello straordinario accadimento e, una volta sicuro, divulgò l’accaduto. Da
quel giorno Giovanni fu chiamato il Therestìs, il Mietitore.
La fama
del Santo arrivò fino a Mileto, dove il conte Ruggero aveva posto la sua sede.
Il figlio era afflitto da una brutta piaga al viso che nessun medico era
riuscito a guarire. Si recò, allora, a Stilo, S. Giovanni era già morto, ma
Ruggero, asciugatosi il viso con gli indumenti portati in vita dal Santo, guarì.
Da allora i normanni arricchirono la chiesa di parecchie donazioni.
S. Giovanni il Therestìs morì il 1050 e venne sepolto nella chiesa dedicata
alla Madonna del Maestro, chiesa che, insieme al monastero, prese,
successivamente, il nome del Santo.
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