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CORRADO ALVAROTOMMASO CAMPANELLA GIANNI VERSACE PITAGORA TALETE,   SAN GIOVANNI THERESTIS, FRANCESCO COZZA.

I segni visibili di una storia millenaria, un viaggio affascinante alle origini della cultura e civiltà mediterranea.

 
   SAN GIOVANNI THERESTIS

S. Giovanni Therestìs nacque nel  995, in un momento particolarmente drammatico per la Calabria e, soprattutto per la zona di Stilo, dove vivevano i genitori del Santo. Gli arabi di Sicilia, infatti, in una delle loro improvvise incursioni si spinsero fino a Stilo, catturarono, fra gli altri, i genitori di Giovanni e ne uccisero il padre, che era un arconte di Cursano (nel territorio di Stilo). La madre venne portata con la forza a Palermo, dove fu destinata ad arricchire l’harem di un capo arabo. La donna, al momento della cattura e dell’uccisione del marito, era incinta e, a Palermo, nella casa di un capo maomettano, diede alla luce Giovanni. Il bambino crebbe, così, fra persone che adoravano Maometto. Quando Giovanni compì diciotto anni, la madre pensò che fosse arrivato il momento per spiegargli tutta la situazione e per farlo tornare in patria, a Stilo, dove c’era il palazzo di famiglia che conteneva un tesoro. La donna raccomandò al figlio di farsi battezzare appena arrivato in Calabria.

    Una volta a Stilo, Giovanni si recò dal vescovo e, raccontata la sua vicenda, chiese di essere battezzato. Il vescovo, non pienamente convinto, decise di metterlo alla prova. Fece bollire una caldaia d’olio e poi disse a Giovanni che se voleva il battesimo doveva meritarselo, gettandosi nella caldaia. Di fronte alla prontezza del Santo ad eseguire quanto gli veniva richiesto, il vescovo si convinse della sua risolutezza e lo battezzò.
    Desideroso di vita solitaria e penitente, il Santo si recò in un monastero, nei pressi di Stilo, dove vivevano alcuni santi monaci, con a capo Ambrogio e Nicola. Dopo molto tempo, Giovanni si ricordò del tesoro di famiglia a cui la madre aveva accennato prima di farlo partire per la Calabria. Trovatolo, il Santo distribuì tutto ai poveri, secondo la regola monastica.

    Il miracolo più famoso Giovanni lo compì presso Robiano (Monasterace), dove abitava un benefattore del monastero. Giovanni si recò a fargli visita portando con sé del vino e del pane. Durante il tragitto due mietitori presero a canzonarlo. Giovanni si fermò e offrì loro pane e vino. Essi accettarono e presero a mangiare, ma la quantità degli alimenti non diminuì. Mentre il Santo era in ginocchio per ringraziare Dio, scoppio un violento temporale. I mietitori trovarono riparo sotto gli alberi. Quando il Santo si alzò dal suo raccoglimento, tutto il grano era mietuto e già raccolto in covoni. Stupito egli stesso dello straordinario fenomeno, Giovanni decise di sparire tornando al monastero da cui era partito. I mietitori, vedendo il lavoro già terminato, andarono dal padrone a chiedere i soldi. Ma quest’ultimo volle accertarsi dello straordinario accadimento e, una volta sicuro, divulgò l’accaduto. Da quel giorno Giovanni fu chiamato il Therestìs, il Mietitore.
    La fama del Santo arrivò fino a Mileto, dove il conte Ruggero aveva posto la sua sede. Il figlio era afflitto da una brutta piaga al viso che nessun medico era riuscito a guarire. Si recò, allora, a Stilo, S. Giovanni era già morto, ma Ruggero, asciugatosi il viso con gli indumenti portati in vita dal Santo, guarì. Da allora i normanni arricchirono la chiesa di parecchie donazioni.

    S. Giovanni il Therestìs morì il 1050 e venne sepolto nella chiesa dedicata alla Madonna del Maestro, chiesa che, insieme al monastero, prese, successivamente, il nome del Santo. Monastero

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