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	<title>epigrafe Archivi - Kaulon</title>
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	<description>Kaulon il portale della Calabria</description>
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		<title>La Tabula Cauloniensis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 05:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeto acheo]]></category>
		<category><![CDATA[epigrafe]]></category>
		<category><![CDATA[epoca tardo-arcaica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tabula Cauloniensis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tabula Cauloniensis: la più antica testimonianza in lingua achea &#160; Dai primi scavi di Paolo Orsi è passato un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Tabula Cauloniensis: la più antica testimonianza in lingua achea</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dai primi scavi di Paolo Orsi è passato un secolo. Ma a Kaulon c&#8217;è tanto da scavare, ecco che durante le attività archeologiche dell’Università di Pisa nel 2000 scoprì un importante reperto del V sec. a.C.:<br />
una lunga epigrafe in alfabeto acheo, 18 linee di cui 15 versi, esametri e pentametri (il cui utilizzo forma un epigramma).</p>
<p>Dopo un attento restauro è stato possibile leggerla solo nel 2013. Nello scavo delle meraviglie, la tabula Cauloniensis, il più lungo testo in alfabeto acheo scoperto finora. L’epigrafe, la <strong>tatula Cauloniensis</strong> è databile al 480-70 a.C.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-594" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1-300x156.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1.jpg 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Per l&#8217;epigrafe viene utilizzato un alfabeto acheo coloniale, le lettere sono disposte accuratamente secondo uno schema regolare, come su una sorta di maglia in cui ognuna riceve il suo posto.</p>
<h2>Le evidenze dei ricercatori</h2>
<p>Dalle note dei ricercatori si evidenzia la eccezionalità del tratto per la Magna Grecia, più comune ad Atene e nella Ionia.</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Le linee sono di lunghezza diversa e i versi corrispondono alla metrica</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>dopo una tipica invocazione alla divinità, vi è il nome del dedicante, Pythokritos&#8221;, (figlio di nobile padre)</em>.</p>
<p>&#8220;<em>una composizione poetica e per tre volte viene ricordata la presenza di una statua di Zeus detto Olimpios e Basileus (olimpio e re) e per due volte si specifica chiaramente che essa è stata eretta nell’agora da Pythokritos</em>&#8220;</p></blockquote>
<p>La conclusione della prima parte reca poi il nome dell’artista, segno evidente che l’iscrizione doveva essere apposta sotto a una statua, come dimostrano due fori in alto sulla lamina, dove far passare i chiodi per l’affissione. La parte centrale, invece, reca</p>
<h2><strong>La più antica testimonianza in lingua achea</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-595" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2-300x164.png" alt="" width="300" height="164" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2-300x164.png 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2.png 579w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>I versi sono di modesta qualità ma sono di grande interesse storico-religioso e culturale, specie considerando che gli anni di riferimento (480-70 a.C.) prima cioè della presenza ateniese sul suolo italico. Forse siamo qui di fronte a elementi culturali e maestranze provenienti dalla Ionia e in particolare da Samo. I personaggi menzionati nell&#8217;epigrafe non sono altrimenti noti ma la statua viene detta essere di grande ornamento per i cittadini, segno che l’agorà non dovesse essere distante.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-596" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-300x225.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-160x120.jpg 160w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’area era utilizzata in epoca tardo-arcaica come luogo di culto, stando a quanto attestano anche dei segnacoli trovati integri e pertanto rispettati dai successori nell&#8217;area. È stato ritrovato un gruppo di armi raccolte insieme, degli ex voto: si segnalano un elmo calcidese e due schinieri, uno dei quali un raro tipo con gorgoneion, cioè decorato con testa di gorgone all&#8217;altezza del ginocchio, raramente attestato in ambito magnogreco e tardo-arcaico. «Un gruppo, questo – scrive M. C. Parra, archeologa e docente – formato da elementi ‘disomogenei’, ma ‘omogeneamente olimpici’ nei forti richiami ad esemplari dal santuario panellenico». Lo schiniere a testa di gorgone richiama, inoltre, un pezzo di armatura conservato nel Museo di Reggio Calabria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’insieme dei reperti si è rivelato utile per stabilire l’attribuzione del santuario, finora attribuito a Afrodite sulla base di un passo di Pausania. L’elmo reca una dedica in alfabeto acheo a Zeus (VI sec. a.C.) e sempre Zeus compare nella Tabula. Quest’ultima ci rivela una polis variegata, ricca di statue, di piazze, di un’ampia fascia aristocratica e di artisti. Purtroppo, la zona archeologica deve far fronte all&#8217;erosione naturale del mare che ha cancellato questo come altri contesti del santuario già scavati, per fortuna, nel 2013.</p>
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