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	<title>Tabula Cauloniensis Archivi - Kaulon</title>
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	<description>Kaulon il portale della Calabria</description>
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	<title>Tabula Cauloniensis Archivi - Kaulon</title>
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		<title>Kaulonia, il tempio dorico di Paolo Orsi e gli altri santuari.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2021 07:36:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Kaulonia, il tempio dorico di Paolo Orsi e gli altri santuari. Il recupero del santuario indagato agli inizi del XX&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Kaulonia, il tempio dorico di Paolo Orsi e gli altri santuari.</strong></h1>
<h2>Il recupero del santuario indagato agli inizi del XX secolo da Paolo Orsi, non è un edificio isolato e privo di un contesto di riferimento.</h2>
<p>Gli archeologi nell&#8217;ultimo secolo hanno elaborato molti dati relativi alla religiosità ‘quotidiana’ di Kaulonia, con i riti, le offerte e i dispositivi predisposti in aree dedicate ai culti.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-608" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/zeuse-afrodite-magnagrecia-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/zeuse-afrodite-magnagrecia-300x194.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/zeuse-afrodite-magnagrecia-1024x661.jpg 1024w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/zeuse-afrodite-magnagrecia-768x496.jpg 768w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/zeuse-afrodite-magnagrecia.jpg 1199w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Monumenti minori, officine e reperti indicano l’evoluzione e trasformazione di culto, dalle trasformazioni di età post dionigiana, alla la componente brettia manifestata con forza la sua presenza nell&#8217;area sacra.<br />
Dalle analisi di Orsi e poi dal riesame di Barello le nuove recenti indagini, a Kaulonia, il tempio dorico di Paolo Orsi e gli altri santuari sono state soggetto a nuove analisi partendo delle decorazioni architettoniche in particolare fittili.</p>
<h2>l’attenzione di Nicola Giaccone</h2>
<p>A questo aspetto di indirizzo monumentale si è rivolta l’attenzione di Nicola Giaccone, che dedica da tempo la sua attività di ricerca a temi di architettura magnogreca. Grazie alle sue indagini, minuti ‘tasselli’ di ricerca sono stati ricollocati su alzati di templi e di altari, restituendo via via una dimensione monumentale all&#8217;intero contesto. Oggi sappiamo con certezza che il tempio dorico ebbe un predecessore nella stessa posizione e anche con identico orientamento immediatamente a Sud di esso.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-572 size-medium" title="veduta del tempio dorico di Kaulonia a Monasterace" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/05/panoramica_aerea_kaulon-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/05/panoramica_aerea_kaulon-300x199.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/05/panoramica_aerea_kaulon.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>La Porta Santuario di Kaulon</h2>
<p>Questo predecessore non era un edificio isolato nel santuario: vari piccoli indizi segnalavano da tempo la possibile presenza di un altro edificio templare ubicato più a Sud, nelle vicinanze della cosiddetta ‘Porta Santuario’ e che fu costruita alla fine del VI sec. a.C., poco a Sud di un precedente accesso ormai dismesso<br />
A quei piccoli indizi si unisce il rinvenimento di un geison diverso dalle membrature di analogo tipo note per il tempio dorico di Orsi, che le recenti disastrose mareggiate hanno riportato alla luce proprio in quest’area delle porte arcaiche ora pressoché cancellate e del grande altare meridionale, fortemente danneggiato.<br />
(<em>Il geison indica nell&#8217;architettura greca arcaica la parte sporgente superiore di una trabeazione, corrispondente alla corona e al soffitto della cornice nell&#8217;architettura romana. Costituisce l&#8217;elemento sporgente al di sopra del fregio dorico o dei dentelli ionici, sormontato dalla sima</em>).</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-605" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/geison-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/geison-300x300.png 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/geison-150x150.png 150w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/10/geison.png 477w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Il tempio dorico di Orsi</h2>
<p>Pur in assenza di dati di contesto, la magistrale analisi del geison condotta da Nicola Giaccone permette di apprezzare un secondo edificio monumentale dorico e di età tardo arcaica in alcune delle sue forme e delle sue misure, monumentali al pari di quelle del tempio dorico di Orsi.<br />
Il tempio dorico di Orsi della prima metà del V sec. a.C., area di ‘privilegiata’ devozione scelta per esporre e custodire la lunga dedica metrica a Zeus incisa sulla <a href="https://www.kaulon.it/la-tabula-cauloniensis/">Tabula Cauloniensis</a>, alla luce delle nuove scoperte è lecito domandarsi a quale divinità potesse essere dedicato questo ‘nuovo’ edificio dorico. Nuovo edificio affiancato a Zeus nella titolarità di un altro tempio del santuario urbano kauloniate. Le supposizioni portano ad Afrodite.</p>
<p>Oggi, con alte probabilità di cogliere nel vero, si può sostenere che a Punta Stilo, Zeus e forse Afrodite erano titolari di culti – almeno da età tardo arcaica – in due edifici limitrofi, che stanno prendendo corpo grazie a indagini sistematiche sul campo e ad analisi puntuali di materiali e documenti, vecchi e nuovi, da Paolo Orsi a noi.</p>
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		<title>La Tabula Cauloniensis</title>
		<link>https://www.kaulon.it/la-tabula-cauloniensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 05:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeto acheo]]></category>
		<category><![CDATA[epigrafe]]></category>
		<category><![CDATA[epoca tardo-arcaica]]></category>
		<category><![CDATA[lingua achea]]></category>
		<category><![CDATA[Tabula Cauloniensis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tabula Cauloniensis: la più antica testimonianza in lingua achea &#160; Dai primi scavi di Paolo Orsi è passato un&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Tabula Cauloniensis: la più antica testimonianza in lingua achea</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dai primi scavi di Paolo Orsi è passato un secolo. Ma a Kaulon c&#8217;è tanto da scavare, ecco che durante le attività archeologiche dell’Università di Pisa nel 2000 scoprì un importante reperto del V sec. a.C.:<br />
una lunga epigrafe in alfabeto acheo, 18 linee di cui 15 versi, esametri e pentametri (il cui utilizzo forma un epigramma).</p>
<p>Dopo un attento restauro è stato possibile leggerla solo nel 2013. Nello scavo delle meraviglie, la tabula Cauloniensis, il più lungo testo in alfabeto acheo scoperto finora. L’epigrafe, la <strong>tatula Cauloniensis</strong> è databile al 480-70 a.C.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-594" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1-300x156.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauloniesis-1.jpg 512w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Per l&#8217;epigrafe viene utilizzato un alfabeto acheo coloniale, le lettere sono disposte accuratamente secondo uno schema regolare, come su una sorta di maglia in cui ognuna riceve il suo posto.</p>
<h2>Le evidenze dei ricercatori</h2>
<p>Dalle note dei ricercatori si evidenzia la eccezionalità del tratto per la Magna Grecia, più comune ad Atene e nella Ionia.</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Le linee sono di lunghezza diversa e i versi corrispondono alla metrica</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>dopo una tipica invocazione alla divinità, vi è il nome del dedicante, Pythokritos&#8221;, (figlio di nobile padre)</em>.</p>
<p>&#8220;<em>una composizione poetica e per tre volte viene ricordata la presenza di una statua di Zeus detto Olimpios e Basileus (olimpio e re) e per due volte si specifica chiaramente che essa è stata eretta nell’agora da Pythokritos</em>&#8220;</p></blockquote>
<p>La conclusione della prima parte reca poi il nome dell’artista, segno evidente che l’iscrizione doveva essere apposta sotto a una statua, come dimostrano due fori in alto sulla lamina, dove far passare i chiodi per l’affissione. La parte centrale, invece, reca</p>
<h2><strong>La più antica testimonianza in lingua achea</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-595" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2-300x164.png" alt="" width="300" height="164" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2-300x164.png 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/tabula-cauliniesis-2.png 579w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>I versi sono di modesta qualità ma sono di grande interesse storico-religioso e culturale, specie considerando che gli anni di riferimento (480-70 a.C.) prima cioè della presenza ateniese sul suolo italico. Forse siamo qui di fronte a elementi culturali e maestranze provenienti dalla Ionia e in particolare da Samo. I personaggi menzionati nell&#8217;epigrafe non sono altrimenti noti ma la statua viene detta essere di grande ornamento per i cittadini, segno che l’agorà non dovesse essere distante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-596" src="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-300x225.jpg 300w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico-160x120.jpg 160w, https://www.kaulon.it/wp-content/uploads/2021/09/gita_parco_archeologico.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’area era utilizzata in epoca tardo-arcaica come luogo di culto, stando a quanto attestano anche dei segnacoli trovati integri e pertanto rispettati dai successori nell&#8217;area. È stato ritrovato un gruppo di armi raccolte insieme, degli ex voto: si segnalano un elmo calcidese e due schinieri, uno dei quali un raro tipo con gorgoneion, cioè decorato con testa di gorgone all&#8217;altezza del ginocchio, raramente attestato in ambito magnogreco e tardo-arcaico. «Un gruppo, questo – scrive M. C. Parra, archeologa e docente – formato da elementi ‘disomogenei’, ma ‘omogeneamente olimpici’ nei forti richiami ad esemplari dal santuario panellenico». Lo schiniere a testa di gorgone richiama, inoltre, un pezzo di armatura conservato nel Museo di Reggio Calabria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’insieme dei reperti si è rivelato utile per stabilire l’attribuzione del santuario, finora attribuito a Afrodite sulla base di un passo di Pausania. L’elmo reca una dedica in alfabeto acheo a Zeus (VI sec. a.C.) e sempre Zeus compare nella Tabula. Quest’ultima ci rivela una polis variegata, ricca di statue, di piazze, di un’ampia fascia aristocratica e di artisti. Purtroppo, la zona archeologica deve far fronte all&#8217;erosione naturale del mare che ha cancellato questo come altri contesti del santuario già scavati, per fortuna, nel 2013.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kaulon.it/la-tabula-cauloniensis/">La Tabula Cauloniensis</a> proviene da <a href="https://www.kaulon.it">Kaulon</a>.</p>
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