Lagaria, l’antica Amendolara

LAGARIA, l’antica Amendolara.

Epeio, il cavallo di Troia e la fondazione di Lagaria

La sua posizione sulla riva sinistra del torrente Straface, a 3 km dalla costa, nei pressi della odierna Amendolara, spiega il fatto che il centro, in età storica, gravitò nell’orbita della potentissima Sibari. Notizie storiche Strabone parlano della fortezza di Lagaria, città tra Thourioi ed Eraclea, ricordandone la fondazione da parte di Epeio, l’artefice del cavallo di Troia, che qui, presso un tempio dedicato ad Athena, avrebbe depositato gli strumenti utilizzati per la costruzione del cavallo. Dopo precedenti insediamenti del Bronzo finale e dell’età del Ferro, quello attestato a partire dalla fine del VIII a.C. si presenta con marcate caratteristiche greche, che lo legano al vicino centro di Sibari.

Testimonianze archeologiche di Lagaria

Le indagini hanno evidenziato una sostanziale continuità abitativa del sito, anche se in località limitrofe, tra l’XI e il VI a.C. A sud-ovest del paese, in località Agliastroso, è stata indagata una necropoli ad incinerazione del Bronzo finale (XI-X a.C.), mentre la necropoli relativa all’età del Ferro si trova in corrispondenza del moderno abitato (IX-prima metà VIII a.C.). L’insediamento si spostò alla fine dell’VIII a.C. verso nord-est, in località S. Nicola tra Paladino-Uomo Morto, Mangosa e le relative necropoli occuparono i valloni orientali; nella zona centrale del pianoro gli edifici erano disposti lungo una strada dal fondo battuto. II modulo delle abitazioni era rettangolare, con lato corto sulla strada, grande vano d’ingresso e piccoli ambienti nella parte posteriore.

Fra le case sono state rinvenute anche alcune fornaci e molti pesi da telaio di cui alcuni con iscrizioni greche, a testimonianza di un’attività produttiva sia ceramica che tessile. II rinvenimento di ripostigli di monete argentee incuse di Sibari, Crotone e Metaponto documenta i forti legami economici con queste città.

La raccolta archeologica su Lagaria

La città, di cui restano tracce delle mura, visse fino alla distruzione di Sibari nel 510 a.C., a cui era evidentemente legata. Dallo scavo al museo Nel giugno 1996 è stato ristrutturato e riaperto al pubblico il piccolo ma ricco Museo Archeologico «V. Laviola» in Piazza Papa Giovanni XXIII  di cui tel. 0981/79391-79392, aperto tutti i giorni: 9.00-13.00/16.00-19.00; ingresso gratuito.

Il museo che raccoglie i materiali provenienti sia dagli abitati che dalle necropoli. Altri materiali dell’età del Ferro sono conservati al Museo di Cosenza.

Al Museo di Reggio Calabria segnaliamo il ripostiglio monetale dalla località S. Nicola, con argenti incusi di Metaponto del VI a.C., relativo forse ad un santuario.